Maria Montessori

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Maria Montessori

Maria Montessori (Chiaravalle31 agosto 1870 – Noordwijk aan Zee6 maggio 1952) è stata una pedagogistafilosofa,medicoscienziataeducatrice e volontaria italiana, nota per il metodo che prende il suo nome, usato in migliaia di scuole in tutto il mondo.[1]

Indice

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Biografia [modifica]

Primi anni [modifica]

Figlia di Alessandro Montessori e Renilde Stoppani e nipote dell’abate Antonio Stoppani (geologo, patriota e naturalista autore del fortunato Il Bel Paese), nasce in un’abitazione al civico 10 di Piazza Mazzini a Chiaravalle, in provincia di Ancona. Poche sono le informazioni sulla crescita e lo sviluppo di Montessori. Le uniche informazioni ci arrivano dal padre tramite degli scritti fatti da lui. Egli nasce a Ferrara, studia e diventa impiegato di concetto nelle saline di Comacchio. Negli anni settanta viene inviato a Chiaravalle per un lavoro di controllo. È in questo luogo che incontrerà Renilde Stoppani (con la quale si sposerà ), originaria di Monte San Vito, dove il padre possedeva alcuni terreni. Come il padre anche Renilde possiede una certa osservanza cattolica ed una simpatia per gli ideali risorgimentali. Nel febbraio del 1873 Alessandro viene trasferito a Firenze dove rimarrà con la famiglia per due anni. Pochi anni dopo si trasferisce, con tutta la famiglia, a Roma, divenuta da poco capitale e Maria verrà iscritta alla scuola preparatoria comunale di Rio ponte. Fin da piccola Maria si dimostrerà vivace. Gli studi elementari non saranno molto brillanti a causa di problemi di salute tra cui una lunga rosolia. Studia francese e pianoforte, che abbandonerà presto. Verso gli 11 anni comincia ad appassionarsi agli studi. Passione giovanile è l’arte drammatica. Eccellente in italiano presenta lacune in grammatica e matematica. Nel febbraio del 1884 si apre a Roma una scuola governativa femminile “Regia scuola tecnica” (oggi Istituto Tecnico “Leonardo Da Vinci” , in via degli Annibaldi). La fondazione di questa scuola rientrava nel piano di politica scolastica dell’Italia post-unitaria. Maria è tra le prime dieci alunne e si diploma con 137/160.

Scelta e percorso universitario [modifica]

Maria Montessori in un ritratto giovanile.

Fin dai primi anni di studio questa colta ragazza manifesta interesse per le materie scientifiche, soprattutto matematica ebiologia, una circostanza che le causerà contrasti con i genitori, i quali avrebbero voluto avviarla alla carriera di insegnante. In una intervista della stessa Montessori a New York apparsa sul “Globe” dichiara di aver dovuto chiedere l’aiuto a papa Leone XIII per il suo ingresso alla facoltà in quanto ostacolata dal ministro Baccelli. Si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università “La Sapienza” scelta che la porterà a diventare una delle prime donne a laurearsi in medicina (nel 1896) dopo l’unità d’Italia. Maria si dedica con passione e metodo alla ricerca in laboratorio. Oltre ai corsi di batteriologia e microscopia segue il corso di ingegneria sperimentale. Studia pure pediatria all’Ospedale dei bambini, le malattie delle donne, nei reparti del San Giovanni in laterano, e quelle degli uomini al Santo Spirito di Sassia (due ospedali ancora attivi).

Maria è una studentessa molto capace, tanto che vincerà un premio di mille lire dalla Fondazione Rolli per un lavoro in patologia generale. Nel 1895 Maria vince un posto di “aggiunto in medicina” degli ospedali con il diritto di entrare nella Società Lancisiana riservata ai dottori e professori degli ospedali di Roma. Il suo curriculum risulta eccellente in igiene, psichiatria, e pediatria materie che saranno alla base delle sue future scelte. Negli anni che precedono la laurea i suoi impegni di studio si orienteranno sempre più verso ricerche di tipo sperimentale in laboratorio e di osservazione nelle sale del manicomio dell’ospedale di Santa Maria della Pietà di Monte Mario. Durante la preparazione della sua tesi frequenta le lezioni di Antropologia fisica (o biologica) tenute da Giuseppe Sergi. La tesi che discuterà il 10 luglio del 1896 è a carattere sperimentale quasi cento pagine scritte a mano che portano il titolo “CONTRIBUTO CLINICO ALLO STUDIO DELLE ALLUCINAZIONI A CONTENUTO ANTAGONISTICO” (pp. 33–37).

Scelte e percorso lavorativo [modifica]

Ottiene la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell’università, in collaborazione con Giuseppe Ferruccio Montesano (con cui ha un sodalizio professionale e affettivo), dedicandosi al recupero dei bambini con problemi psichici, da lei definiti anormali. Il lavoro in clinica la porta ad entrare materialmente in contatto con gli ambienti scientifici di Inghilterra eFrancia. Nasce così il suo interesse per la letteratura scientifica francese del primo Ottocento a proposito dei casi di fanciulli selvaggi, allevati da animali, ritrovati in zone isolate nel corso del Settecento e per gli esperimenti rieducativi tentati da Jean Marc Itard (17651835).

Attira inoltre la sua attenzione il lavoro svolto da Itard e il suo collaboratore, Edouard Seguin (18121880), riguardo alla possibilità di inserimento nella comunità dei bambini anormali, attraverso un percorso di educazione adeguato. Proprio la partecipazione a numerosi convegni pedagogici, in varie città europee, le permetterà di entrare in contatto con la scuola di Itard e Seguin e di apprendere i loro metodi sperimentali di rieducazione dei minorati mentali. Contribuisce con il suo impegno all’emancipazione femminile ed è rimasto famoso un suo intervento al Congresso femminile di Berlino nel 1896. Partecipa anche al successivo congresso di Londra (1899). Nel 1898 presenta a Torino, al congresso pedagogico, i risultati delle sue prime ricerche e dopo breve tempo, diventa direttrice della scuola magistrale ortofrenica di Roma. Con lo spostamento dei suoi interessi sul lato dell’educazione, decide di rinnovare le sue basi culturali laureandosi in filosofia.

Nel 1904 consegue la libera docenza in antropologia ed ha dunque l’opportunità di occuparsi dell’organizzazione educativa degli asili infantili. A tal fine, nel 1907, a San Lorenzo, apre la prima Casa dei Bambini, in cui applica una nuova concezione di scuola d’infanzia: Il metodo della pedagogia scientifica, volume scritto e pubblicato a Città di Castello (Perugia) durante il primo corso di specializzazione (1909). Il testo viene tradotto e accolto in tutto il mondo con grande entusiasmo. Al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1913, il New York Tribune la presentò come the most interesting woman of Europe (la donna più interessante d’Europa). Da quel momento, il suo metodo avrebbe riscosso un buon interesse nel Nord America, col tempo poi affievolitosi, fino al ritorno in auge sostenuto da Nancy McCormick Rambusch, fondatrice, nel 1960, della Società Montessori Americana.

Dal successo dell’esperimento romano nasce il movimento montessoriano, dal quale nel 1924 avrà origine la scuola magistrale Montessori e l'”opera Nazionale Montessori”, eretta, quest’ultima, in Ente Morale e volta alla conoscenza, alla diffusione, all’attuazione e alla tutela del suo metodo. Maria Montessori ne diviene Presidente onoraria.

Maria e il Fascismo [modifica]

Maria Montessori

Interrogarsi sulla posizione politica di Maria Montessori nel corso della sua vita significa trovarsi di fronte ad una matassa non facile da dipanare. La sua collocazione, del resto, non è affatto scontata: alcuni critici a sinistra l’hanno giudicata di destra per le sue tante scuole private aperte a suo nome e per le sue amicizie altolocate. D’altra parte, in casa idealista non piaceva l’importanza da lei data alla ricerca scientifica, né a destra si apprezzavano le concrete indicazioni per garantire criteri di uguaglianza e non classi basate su giudizi elitari e competizione continua. In principio Maria accetta l’appoggio di Mussolini interessato a risolvere il problema dell’analfabetismo con le Case dei Bambini, ma probabilmente anche a trarre vantaggi personali dal prestigio internazionale della Dottoressa. Maria forse spera che l’approvazione del Duce favorisca la diffusione del movimento in Italia. In effetti, nei primi anni del regime nessuno le impedisce di aprire nuove scuole in tutta la penisola o di tenere i suoi corsi all’estero quando viene invitata.

Nel 1924, però, il delitto Matteotti, di cui Mussolini si assume per intero la responsabilità politica, mostra il vero volto della dittatura. Nello stesso anno si svolge a Milano un corso con le lodi del Regime e la Società degli amici del metodo viene trasformata in Ente morale, prendendo il nome di Opera Nazionale Montessori, con sedi a Napoli ed a Roma, con presidente onorario lo stesso Benito Mussolini (pp 121–122). Nei primi anni venti Mussolini favorisce i progetti per il risanamento dello zone malariche. Tuttavia le piccole scuole, non direttamente volute da lui gli danno lustro e fastidio allo stesso tempo, forse perché non esercita sul progetto un controllo totale (se ne occupa anche Maria Josè e lei per il fascismo non ha molta simpatia). È questo il periodo in cui domina sul piano culturale l’idealismo di Croce e di Gentile: diversi su alcuni aspetti ma entrambi sostenitori di un attacco frontale nei confronti di una educazione scientifica e dunque dell’impostazione positiva che caratterizza anche il metodo montessoriano. Intanto nel 1923 arriva la bonifica dell’Agro Pontino.

Nello stesso anno il direttore generale per il settore educativo, Giuseppe Lombardo Radice, che negli anni precedenti si era mostrato a favore del metodo Montessori, muove a Maria una serie di pesanti critiche: l’accusa di aver rubato idee a Rosa e Carolina Agazzi, sostenendo che solo le due sorelle bresciane, avevano elaborato un metodo veramente “italiano”. Sulla scia di Lombardo Radice arrivano altre critiche. La Montessori viene definita “abile ammaliatrice”, “camuffatrice” “affarista”. Ancora una volta Maria lascia cadere le critiche, come se non la riguardassero, ma da allora i rapporti con il Fascismo, cominciano a deteriorarsi. Terminati i corsi internazionali svolti a Roma nel 1930 e nel 1931 e le conferenze all’estero,soprattutto quella di Ginevra sulla pace che ha risonanza internazionale, l’equivoco di fondo tra i due opposti inconciliabili si chiarisce; nel 1934 arriva l’ordine di chiusura di tutte le scuole Montessori, sia per adulti che per bambini, fatta eccezione per due o tre classi che vivranno nella semiclandestinità. Nello stesso anno anche Hitler ordina la chiusura delle scuole Montessori in Germania e Austria. Nel 1936 il Regime chiude per ordine del ministro De Vecchi anche la Regia scuola triennale del Metodo Montessori, che a Roma preparava le maestre, fin dal 1928. Nel 1933 esce “La pace e l’educazione”, ma la Montessori è ormai emarginata dalla cultura fascista (pp 124–126).

Libri, conferenze, viaggi, corsi [modifica]

Maria Montessori con una bambina

Nel 1933 Maria e il figlio Mario Montessori decidono di dimettersi dall’Opera Nazionale, che in pratica verrà definitivamente chiusa dal fascismo nel 1936, insieme alla “Scuola di metodo” operante a Roma dal 1928. A causa degli ormai insanabili contrasti con il regime fascista era stata costretta ad abbandonare l’Italia, nel 1934. Continuano così i suoi viaggi in vari paesi per diffondere la propria teoria educativa. Si reca in India, durante la Seconda guerra mondiale, dove continua a diffondere la sua opera pedagogica, per tornare poi in Europa nel 1946. Ovunque viene accolta con onori.

Al suo rientro in Italia, nel 1947, si preoccupa innanzitutto di ricostruire l’Opera Nazionale alla quale vengono affidati praticamente gli stessi compiti previsti dallo Statuto del 1924, la cui attuazione e il cui sviluppo venne favorito anche attraverso la presenza di “Vita dell’infanzia” di cui ispirò e determinò la nascita. Grazie all’impulso datole da Maria Jervolino e Salvatore Valitutti, l’Opera Montessori poté riprendere e sviluppare le proprie finalità valorizzando i principi pedagogici della fondatrice e diffondendo la conoscenza e l’attuazione del Metodo. A causa di una grave crisi finanziaria ed organizzativa ne fu commissariata la gestione fino al 1986, quando, completamente risanata, riacquistò la propria fisionomia statutaria che ancor oggi la caratterizza.

Maria Montessori muore il 6 maggio 1952 nella città di Noordwijk in Olanda dove si era trasferita. Esiste una bibliografia montessoriana molto vasta e articolata. Ciononostante ancora risultano non tradotte in Italia alcune classiche opere biografiche sulla studiosa.[2]

Pensiero pedagogico [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Metodo Montessori.

Il metodo montessoriano parte dallo studio dei bambini con problemi psichici, espandendosi allo studio dell’educazione per tutti i bambini. La Montessori stessa sosteneva che il metodo applicato su persone subnormali aveva effetti stimolanti anche se applicato all’educazione di bambini normali. Il suo pensiero identifica il bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali (come l’amore), che l’adulto ha ormai compresso dentro di sé rendendole inattive.

Una scuola Montessori in Olanda

Il principio fondamentale deve essere la libertà dell’allievo, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina. Un individuo disciplinato è capace di regolarsi da solo quando sarà necessario seguire delle regole di vita. Il periodo infantile è un periodo di enorme creatività, è una fase della vita in cui la mente del bambino assorbe le caratteristiche dell’ambiente circostante facendole proprie, crescendo per mezzo di esse, in modo naturale e spontaneo, senza dover compiere alcuno sforzo cognitivo. Con la Montessori molte regole dell’educazione consolidate nei primi anni del secolo cambiarono. I bambini subnormali venivano trattati con rispetto, venivano organizzate per loro delle attività didattiche. I bambini dovevano imparare a prendersi cura di se stessi e venivano incoraggiati a prendere decisioni autonome.

La Montessori sviluppò tutto il suo pensiero pedagogico partendo da una costruttiva critica della psicologia scientifica, corrente di pensiero affermatasi nei primi anni del secolo. L’equivoco di base della psicologia scientifica era da ricercare nella sua illusione di fondo, secondo la quale erano sufficienti una osservazione pura e semplice e una misurazione scientifica per creare una scuola nuova, rinnovata ed efficiente. Il pensiero pedagogico montessoriano riparte dalla pedagogia scientifica. Infatti l’introduzione della scienza nel campo dell’educazione è il primo passo fondamentale per poter costruire un’osservazione obiettiva dell’oggetto. L’oggetto dell’osservazione non è il bambino in sé, ma la scoperta del bambino nella sua spontaneità ed autenticità. Infine, della scuola tradizionale infantile Maria Montessori critica il fatto che, in essa, tutto l’ambiente sia pensato a misura di adulto. In un ambiente così concepito, il bambino non si trova a suo agio e quindi nelle condizioni per poter agire spontaneamente.

La Montessori definisce il bambino come un embrione spirituale nel quale lo sviluppo psichico si associa allo sviluppo biologico. Nello sviluppo psichico sono presenti dei periodi sensitivi, definiti nebule, cioè periodi specifici in cui si sviluppano particolari capacità.

La casa dei bambini [modifica]

Maria Montessori

Nel 1907 fonda a Roma la prima casa dei bambini, destinata non più ai bambini portatori di handicap ma ai figli degli abitanti del quartiere San Lorenzo. Si tratta di una casa speciale, non costruita per i bambini ma è una casa dei bambini. È ordinata in maniera tale che i bambini la sentano veramente come loro.[3]

L’intero arredamento della casa è progettato e proporzionato alle possibilità del bambino. In questo ambiente il bambino interagisce attivamente con il materiale proposto, mostrandosi concentrato, creativo e volenteroso. Il bambino trova un ambiente per potersi esprimere in maniera originale e allo stesso tempo apprende gli aspetti fondamentali della vita comunitaria. Essenziale è la partecipazione dei genitori per la cura della salute e dell’igiene come prerequisito per la scuola. Il compito dell’insegnante è l’organizzazione dell’ambiente. Deve attendere che i bambini si concentrino su un determinato materiale, per poi dedicarsi all’osservazione dei comportamenti individuali. L’insegnante aiuta il bambino, lo sviluppo del quale deve compiersi secondo i ritmi naturali e in base alla personalità che il bambino dimostra.

Analfabetismo mondiale [modifica]

In “Analfabetismo mondiale” Maria Montessori sostiene l’assoluta importanza di far fronte al fenomeno dell’analfabetismo: il parlare senza saper leggere e scrivere equivale infatti a essere tagliati completamente fuori da qualsiasi ordinaria relazione tra gli uomini ritrovandosi a vivere in una condizione di menomazione linguistica che preclude i rapporti sociali e che in questo modo rende l’analfabeta un “extra-sociale”.

Materiale Montessori per lo sviluppo cognitivo

“La persona che parla, disperdendo per l’atmosfera dei suoni articolati non è sufficiente. Bisogna che la parola diventi permanente, si solidifichi sugli oggetti, si riproduca con le macchine, viaggi attraverso i mezzi di comunicazione, raccolga i pensieri di persone lontane, e possa quindi eternarsi in modo da fissare le idee nel susseguirsi delle generazioni. […] Per questo è che, mancando del linguaggio scritto, un uomo rimane fuori della società.”[4]

Alla parola va quindi unita una ulteriore abilità che completa il linguaggio naturale aggiungendovi un’altra forma di espressione, ovvero la scrittura. La Montessori afferma che la potenza dell’alfabeto, la conquista più importante per tutta l’umanità, non è semplicemente quella di far capire le parole scritte nel loro senso, ma è quella di dare nuovi caratteri allinguaggio raddoppiandolo. La padronanza dell’alfabeto arricchisce l’uomo, estende i suoi poteri naturali di esprimersi, li rende permanenti, li trasmette nel tempo e nello spazio, gli permette di rivolgersi all’umanità e alle nuove generazioni.
Partendo dall’esperienza con i bambini la Montessori indica i principi pratici per costruire un metodo, adattato e adatto alle diverse condizioni, per insegnare a leggere e a scrivere anche agli adulti.

La prima e fondamentale fase del metodo Montessori, sia con gli adulti che con i bambini, è quello di riconoscere e scoprire i suoni del proprio linguaggio e di abbinarli al segno alfabetico corrispondente. In questo modo il mezzo visivo è anche uno stimolo che aiuta ad analizzare i suoni delle parole. La scrittura non fa che ripetere pochissimi segni grafici in diverse combinazioni e proprio questa consapevolezza, data dalla scoperta e dalla prova delle infinite possibilità comunicative realizzabili con le poche lettere dell’alfabeto, desterà un interesse che sarà la molla fondamentale all’apprendimento della scrittura. Esercizi, strumenti e tecniche, progettati e ragionati per tappe sequenziali di apprendimento, sono quindi proposti all’interno di una relazione educativa che privilegia l’esperienza e l’autonomia dello studente.

“…il linguaggio è lì in ogni uomo. Gli analfabeti lo posseggono, lo portano con sé. Dunque risvegliarlo, farne rendere consci i possessori, indicare che è all’interno della loro mente che bisogna ricorrere per utilizzarlo. Questo è un tentativo di rinnovare dalla inerzia l’intelligenza stagnante: e ciò è necessario perché bisogna proseguire ancora: e andare alla conquista effettiva del mondo stampato, dove si possono raccogliere i pensieri e gli avvertimenti degli altri uomini.”[5]

Opere di Maria Montessori [modifica]

Maria Montessori

18961909 [modifica]

  • Sul significato dei cristalli del Leyden nell’asma bronchiale, in Bollettino della Società Lancisana degli Ospedali di Roma, anno XVI, fascicolo I, 1896.
  • Ricerche batteriologiche sul liquido cefalo rachidiano dei dementi paralitici, in Rivista quindicinale di Psicologia, Psichiatria, Neuropatologia, fascicolo 15, 1º dicembre 1897, pp. 1–13.
  • Sulle cosiddette allucinazioni antagonistiche, in Policlinico, anno IV, volume IV, fascicolo 2, febbraio 1897, pp. 68–71 e fascicolo 3, marzo 1897, pp. 113–124.
  • Intervento al Congresso di Torino, in ‘’Atti del Primo Congresso Pedagogico Nazionale Italiano’’, Torino 8-15 s222ettembre 1898, a cura di G. C. Molineri e G. C Alesio, Stabilimento Tipografico diretto da F. Cadorna, Torino 1899, pp. 122-123.
  • Miserie sociali e nuovi ritrovati della scienza, in ‘‘Il Risveglio Educativo’‘, anno XV, n. 17, 10 dicembre 1898, pp. 130-132 e n. 18, 17 dicembre 1898, pp. 147-148.
  • La questione femminile e il Congresso di Londra, in ‘‘L’Italia Femminile’‘, anno I, n. 38, 1º ottobre 1899, pp. 298–299 e n. 39, 8 ottobre 1899, pp. 306–307.
  • Riassunto delle lezioni di didattica, Roma, Laboratorio Litografico Romano, 1900
  • Norme per una classificazione dei deficienti in rapporto ai metodi speciali di educazione, in Atti del Comitato Ordinatore del II Congresso Pedagogico Italiano 1899-1901, Napoli, Trani, 1902, pp. 144–167.
  • L’Antropologia pedagogica, Antonio Vallardi, Milano 1903.
  • La teoria lombrosiana e l’educazione morale, in ‘‘Rivista d’Italia’‘, anno VI, volume II, 1903, pp. 326-331.
  • Sui caratteri antropometrici in relazione alle gerarchie intellettuali dei fanciulli nelle scuole, in ‘‘Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia’‘, volume XXXIV, fascicolo 2, 1904, pp. 243-300.
  • Influenze delle condizioni di famiglia sul livello intellettuale degli scolari, in ‘‘Rivista di filosofia e scienze affini’‘, anno VI, volume II, n. 3-4, settembre-ottobre 1904, pp. 234-284.
  • Caratteri fisici delle giovani donne del Lazio in ‘‘Atti della Società Romana di Antropologia’‘, Società Romana di Antropologia, Roma 1905, volume XII, fascicolo I, pp. 3-83.
  • L’importanza dell’etnologia regionale nell’antropologia pedagogica, in ‘‘Ricerche di Psichiatria e Nevrologia, Antropologia e Filosofia’‘, Vallardi, Milano 1907, pp. 603-619.
  • La Casa dei Bambini dell’Istituto Romano dei Beni Stabili (conferenza tenuta il 7 aprile 1907), Bodoni, Roma 1907.
  • La morale sessuale nell’educazione, in ‘’Atti del I° Congresso Nazionale delle donne italiane, Roma 24-30 aprile 1908’’, Stabilimento Tipografico della Società Editrice Laziale, Roma 1912, pp. 272-281.
  • Come si insegna a leggere e a scrivere nelle ‘‘Case dei Bambini’‘ di Roma, in ‘‘I Diritti della Scuola’‘, anno IX, n. 34, 31 maggio 1908.
  • Corso di Pedagogia Scientifica, Città di Castello, Società Tipografica Editrice, 1909.
  • Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, Città di Castello, Casa Editrice S. Lapi, 1909.

19101952 [modifica]

  • Antropologia Pedagogica, Milano, Vallardi, senza data (circa 1910).
  • Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, II edizione ampliata, Loescher & C., Roma 1913.
  • L’autoeducazione nelle scuole elementari, E. Loescher & C. – P. Maglione e Strini, Roma 1916.
  • Manuale di pedagogia scientifica, Alberto Morano Editore, Napoli 1921 (I edizione inglese intitolata Dr. Montessori’s Own Handbook, 1914)
  • I bambini viventi nella Chiesa, Alberto Morano Editore, Napoli 1922.
  • Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, III edizione ampliata, Maglione & Strini, Roma 1926.
  • La vita in Cristo, Stabilimento Tipolitografico V. Ferri, Roma 1931.
  • Psico Geométria, Araluce, Barcellona 1934.
  • Psico Aritmética, Barcellona, Araluce, 1934 (I edizione italiana con il titolo Psicoaritmetica, Garzanti 1971).
  • Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, III edizione ampliata, Maglione & Strini, poi Loescher, Roma 1935.
  • Il bambino in famiglia, Todi, Tipografia Tuderte, 1936 (I edizione tedesca con il titolo ‘’Das Kind in der Familie’’, 1923).
  • Il segreto dell’infanzia, Bellinzona, Istituto Editoriale Ticinese S. Anno, 1938 (I edizione originale francese con il titolo ‘’L’Enfant’’, 1936).
  • Dall’infanzia all’adolescenza, Garzanti, Milano 1949 (I edizione francese con il titolo ‘’De l’enfant à l’adolescent’’, 1948).
  • Educazione e pace, Garzanti, Milano 1949.
  • Formazione dell’uomo, Garzanti, Milano 1949.
  • La Santa Messa spiegata ai bambini, Garzanti, Milano 1949 (I edizione inglese con il titolo ‘’Mass Explained to Children’’, 1932).
  • La scoperta del bambino, Garzanti, Milano 1950 (I edizione inglese con il titolo ‘’The discovery of child’’, 1948).
  • La mente del bambino. Mente assorbente, Garzanti, Milano 1952 (I edizione originale inglese con il titolo ‘’The absorbent mind’’, 1949).
  • Educazione per un mondo nuovo, Garzanti, Milano 1970 (I edizione inglese con il titolo ‘’Education for a new world’’, 1947).
  • Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti, 1970 (I edizione inglese con il titolo ‘’To educate the human potential’’, 1947).

Riconoscimenti [modifica]

Maria Montessori è stata la prima ed unica donna italiana a cui è stata dedicata una banconota : durante gli anni novanta, Maria Montessori è stata raffigurata sulla banconota da 1.000 lire italiane sostituendo Marco Polo, fin quando l’Italia adottò l’euro. La foto originale da cui l’incisore prese spunto è del fotografo bergamasco Sandro Da Re. Nella foto Maria Montessori ha lo sguardo rivolto a destra, nelle banconote verso sinistra. Questo perché l’incisore ritrasse l’immagine così come la vedeva, il che comportò la stampa rovesciata sulla filigrana.

In occasione della “Montessori Centenary Conference” (“Prima casa dei bambini”) è stato emesso un francobollo commemorativo.[6]

La compagnia aerea olandese KLM le ha dedicato il McDonnell Douglas MD-11 PH-KCB.

Le è stato dedicato un cratere di 42 km sul pianeta Venere[7].

Note [modifica]

  1. ^ Frequently Asked Questions: How Many Montessori Schools Are There?. North American Montessori Teachers Association. URL consultato il 4/22/11.
  2. ^ Per le fonti secondarie e per una visione storiografica aggiornata vedi Renato Foschi (2008). Science And Culture Around The Montessori’s First “Children’s Houses” in Rome (1907–1915). Journal of the history of the behavioral sciences, 44, 238-257, ISSN: 0022-5061, DOI: 10.1002/jhbs.20313
  3. ^ Per la storia della prima casa dei bambini vedi Renato FoschiMaria Montessori e la prima Casa dei Bambini dell’Istituto Romano di Beni Stabili (1907), in Giornale di storia contemporanea, vol. 10 (2007); p. 160-174
  4. ^ Montessori, Maria, ‘Formazione dell’uomo: pregiudizi e nebule, analfabetismo mondiale’, Milano, Garzanti, 1950
  5. ^ Vedi nota precedente
  6. ^ Emissione di un francobollo commemorativo in occasione della Montessori Centenary Conference
  7. ^ (ENVenus: Montessori

Bibliografia [modifica]

 

 

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